SINDACATI IN PRIMA FILA

Fca: Di Maulo (Fismic Confsal) Incertezza economica rischia di allungare l’utilizzo degli ammortizzatori sociali

9 Ottobre 2018

FCA: “ROTTAMAZIONI VECCHI DIESEL” e Investimenti per il rilancio

10 Ottobre 2018

Fca: Di Maulo (Fismic Confsal) Incertezza economica rischia di allungare l’utilizzo degli ammortizzatori sociali

9 Ottobre 2018

FCA: “ROTTAMAZIONI VECCHI DIESEL” e Investimenti per il rilancio

10 Ottobre 2018

Segretario Generale Roberto Di Maulo all'Assemblea Nazionale Fismic Confsal

La crescita passa anche dall’associazionismo
Il commento del segretario generale Di Maulo sullo svilimento dei valori

Il segretario generale nazionale della Fismic Confsal Roberto Di Maulo, risponde agli interrogativi sulla nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Def) e sulla perdita dei valori morali nella nostra società, proponendo una soluzione per contrastare quest’annullamento dei sani principi che hanno fondato la nostra società.

Domanda. Cosa ne pensa della nota di aggiornamento del DEF (NaDef), che vede un rapporto deficit/PIL del 2,4%?

Risposta. In questo momento i testi ancora non ci sono, esiste solo il documento di aggiornamento della manovra finanziaria per gli anni 2019-2021 e da quel tanto o poco che si riesce a capire, la manovra è così riassunta su due versanti: il primo è che anche al netto dell’intervento in deficit di 2,4% per ciascun anno della manovra, occorrono almeno 13 miliardi per compensare la copertura delle manovre previste, che nei tratti fondamentali vede il reddito di cittadinanza, la cosiddetta flat tax, e la riforma delle pensioni. Questi 13 miliardi, da quello che si riesce a capire, e da studi effettuati da chi ne sa più di noi, possono voler dire prendere 560 euro l’anno dalle tasche di chi percepisce un reddito annuo superiore ai 15mila euro e trasferirli nelle tasche di chi percepisce meno di 15mila euro (l’anno). Più che un’abolizione della povertà, obiettivo a cui tendono tutte le religioni monoteiste (ma è valido solo per l’aldilà), si tratta di un allargamento dell’area della povertà, in quanto tutti i percettori di reddito sopra i 15.000 annui dovranno operare importanti rinunce al loro stile di vita, per finanziare quelli con meno reddito tra cui si annidano fasce non piccole di evasori totali, di lavoro nero e malaffare. Sostanzialmente avrà maggiori tasse l’Italia che produce e avrà maggiori sussidi l’Italia che “succhia” le ruote a quelli che lavorano.
Ma anche il fatidico 2,4% del deficit sul PIL va chiarito, nel senso che non credo che queste siano risorse che pagheranno Juncker, Moscovici, Merkel e Macron come sembra che dicano i mass media, ma anche circa 30 miliardi in più verranno fuori dalla tassazione a chi lavora, dalle imprese e dai lavoratori dipendenti.

Aspettiamo di conoscere i testi per fare un’analisi maggiormente dettagliata, questa è l’impressione che, per ora, dà la manovra.

Il problema non sarà solo l’aumento dello spread e l’interesse sul debito pubblico, che comunque pagheremo in termini diretti, ma c’è una prospettiva di crescita dell’indebitamento delle famiglie e un impoverimento del ceto medio che è assolutamente lampante e preoccupante.
Ad esempio il problema delle pensioni non è tanto e solo la fatidica quota 100, ma quanto verrà abbassata la quota dell’assegno pensionistico che riflette in negativo della precarietà e dell’arrivo sul mercato del lavoro a età avanzata e per periodi contributivi irregolari e risente, inoltre, dell’allungamento delle aspettative di vita. Nessuno fa cenno però all’indice di rivalutazione, che è collegato non all’andamento del costo della vita ma all’andamento del PIL.

L’indice di rivalutazione e i coefficienti di trasformazione che portano l’assegno pensionistico (già pesantemente ridotto dal conteggio contributivo e non più retributivo) a essere ulteriormente tagliato da una serie di “balzi e balzelli” e vere e proprie tariffe che fa lo Stato nei confronti dei lavoratori. Questo è valido per la generazione presente ma diventa drammatico per le generazioni future.

D. Può fare un esempio?
R. Un lavoratore metalmeccanico assunto a 30 anni di età nel 2017 e che andrà in pensione presumibilmente a un’età anagrafica dai 62 ai 70 anni, “godrà” di un assegno mensile pensionistico di circa 800 euro al mese, mentre il suo fratello sfortunato, perché disoccupato, avrà una pensione sociale di 780 euro al mese. Più che giustizia sociale questo è un sovvertimento dei valori sociali di una società. Per cui probabilmente nel futuro sarà bene cambiare l’articolo 1 della Costituzione e togliere la dicitura “fondata sul lavoro” e sostituirla con “fondata sull’assistenza”.

Questione questa già presente tra gli operai dell’Ilva di Taranto che sono indecisi se tornare a lavoro o godere della cassa integrazione a vita, come riportavano le cronache dei giornali e alcuni nostri colloqui sul campo fatti le settimane scorse. Ci si soffermi un attimo a riflettere su quella che sarà la nostra società da qui a un anno e quali valori saremo in grado di trasmettere ai giovani. Infatti il 29 e 30 novembre a Roma, la Fismic Confsal celebrerà il 17esimo Congresso della Federazione e abbiamo deciso di mettere al centro la necessità che la società ripensi ai valori fondamentali che tengono insieme una comunità. I valori fondamentali sui cu cui è fondato l’Occidente: democrazia, laicità, tolleranza, rifiuto della violenza, sembrano essere messi in discussione in maniera profonda per cui oggi ci si dovrebbe interrogare sempre di più sulle ragioni dello stare insieme.

Professori contestati e picchiati in aula, medici assaliti da familiari che scambiano l’esercizio della medicina per feticci miracolisti, amministratori pubblici che vengono insultati da cittadini che non vedono aldilà del proprio interesse ristretto, gang di minorenni che picchiano i più deboli per rubare un cellulare o un abito firmato, odio raziale e via dicendo, trasmissioni televisive in cui vince chi urla di più e chi fa le promesse più alte e irrealizzabili. Questo e altro è il clima che si respira. Anche in una società dove, paradossalmente, i numeri degli omicidi e dei grandi delitti contro la persona diminuiscono mentre aumentano i piccoli furti e quelli nelle abitazioni, spesso commessi da extracomunitari privi di permesso di soggiorno. I falsi valori indotti dal consumismo e la paura di essere danneggiati nella sfera della proprietà privata non deve portarci a innalzare la soglia dei muri che creano sempre  situazioni più piccole ed egoistiche. Perché ciò favorisce la crescita dei disvalori che mettono in discussione in maniera profonda i valori dello stare insieme.
La perdita dei valori va via via alimentando modelli pericolosi come quelli del populismo. Non bisogna essere indifferenti alla società, a quel che ci circonda e alla politica, bisogna anzi contrapporsi all’individualizzazione e alla corporativizzazione, valorizzando in questo modo anche la natura del sindacato.

D.C’è una soluzione a tutto questo?
R.E’ dentro di noi, nel saper reagire senza eroismo ma con normalità mettendo in atto azioni positive, non tutto è negativo. Cresce infatti la voglia di associazionismo, il sindacato in questo deve giocare un ruolo da protagonista non cedendo alle facili scorciatoie dell’egoismo e dell’arrivismo, ma cercando di tutelare sempre i più deboli e coloro che hanno maggiore bisogno di aiuto. Rimettere in piedi la democrazia è un’operazione complicata ma indispensabile. Complicata perché richiede impegno e non passività, complicata perché quando si ha la “pancia satolla” difficilmente si possono apprezzare le lungaggini che comporta una discussione serena e competente, è molto più semplice agitare i forconi contro la casta, per ora, e in futuro reclamare la forca senza processo, senza possibilità di difesa, dimenticando che siamo il Paese che ha dato i natali a Beccaria. Basta non seguire i comportamenti imitativi del gregge, tenere la testa alta, spegnere i cellulari per almeno 12 ore al giorno, laddove circolano le notizie il più delle volte false e ragionare con la propria testa.

Infine, a mio avviso, basterebbe smetterla di essere tolleranti con gli intolleranti, rispondendo con la forza della ragione, alle ragioni della forza. Il nostro Paese è uscito dal Medioevo portato dai barbari che distrussero l’impero romano, con un periodo meraviglioso che è stato il Rinascimento, che fondava sui Comuni un consenso che avrebbe portato a una lunga fase di prosperità.
Recentemente, il nostro Paese, è stato in grado di uscire dalle atrocità della seconda guerra mondiale, con un’azione di ricostruzione che fondava i suoi valori sulla Resistenza antifascista e apriva le strade al miracolo economico degli anni ’60. Ancora più recentemente è stato in grado di battere il terrorismo più pericoloso che ha avuto l’Occidente , ancor più delle torri gemelle, la crisi politica del ’92-’93 e quella economica del 2011. In tutti questi casi più che di leader, è stato necessario che la gente comune ritrovasse la voglia e la forza di stare insieme e ricostruire, non facendosi abbindolare da chi promette reddito senza lavoro e pensioni senza contributi. In questo scenario è importante il ruolo dell’Europa che ha garantito 70 anni di pace, che deve essere  infatti salvaguardata e i cui poteri devono essere ampliati e migliorati: occorre l’Europa dei Popoli.

Articolo pubblicato su ItaliaOggi del 09-10-2018
Vedi il pdf