DI Maulo e Rinaudo, Fismic Confsal: Automotive – senza interventi straordinari rischio estinzione per un settore strategico del paese

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Roma, 30 gennaio. Oggi a Roma manifestano i lavoratori del settore automotive in prolungata crisi ormai da anni e che rischia l’estinzione cancellando insieme ad una tradizione ultracentenaria migliaia di posti di lavoro soprattutto nella componentistica e nell’indotto.

Il segretario generale Fismic Confsal Roberto Di Maulo e il vicesegretario generale Sara Rinaudo: “A nostro avviso ci sono precise responsabilità e nessuno può scrollare le spalle e ritenersi innocente di fronte ad una crescente desertificazione del settore automotive che vede scendere la produzione in maniera drammatica dal dopo COVID”.

“Anzitutto l’Europa, che prima lancia un programma suicida di decarbonizzazione che non tiene conto della realtà industriale e che dal punto di vista sociale produce una carneficina senza eguali; anche il recente provvedimento assunto in materia di revisione del Green Deal non offre nessuna soluzione, se non un timido e inutile rinvio, e rischia di prolungare il divario tecnologico rispetto ai concorrenti extra europei e prolunga l’incertezza delle industrie europee nell’affrontare la transizione ecologica ed ambientale. Servirebbero interventi drastici ed investimenti corposi per salvare l’industria europea dell’automotive e non i pannicelli caldi dei rinvii di qualche misero mese”, proseguono Di Maulo e Rinaudo.

“Anche il Governo Nazionale non è esente da colpe. Nonostante avessimo per tempo segnalato le problematiche crescenti ci si è continuati a baloccare in tavoli ministeriali che non decidevano mai di adottare misure a sostegno del settore ed in particolare per la componentistica e l’indotto, che per la loro fragilità finanziaria ed industriale sarebbero stati i primi a soccombere di fronte alla crisi.”

“Infine, le responsabilità sono anche dei produttori a partire da Stellantis, che ha l’alibi dell’incertezza del quadro in cui si opera, ma nel frattempo fa scelte che allontanano la possibilità di ripresa per gli stabilimenti di assemblaggio italiani ed europei, continuando la ricerca di improbabili soluzioni decentrando la produzione di vetture CITY CAR nel Nord Africa e continuando a mantenere stabilimenti importanti come Cassino e Termoli a livelli di produzione insostenibili. Speriamo che l’annuncio del nuovo piano industriale entro questa primavera segni veramente una svolta che rimetta al centro gli stabilimenti italiani ed europei in condizione di assicurare la piena occupazione.

In questo quadro chiediamo al governo italiano di assumere dei provvedimenti straordinari per il settore automotive, sia facendo sentire forte la propria voce con la Commissione Europea, sia varando un piano straordinario di incentivi alla domanda e facilitando gli investimenti nel nostro Paese, prendendo provvedimenti che abbassino il costo dell’energia e finalmente assumendo un provvedimento straordinario di ammortizzatori sociali che superi gli attuali vincoli temporali, a partire dalle aziende della componentistica e dell’indotto”, concludono Di Maulo e Rinaudo.