
Fca, Panda compie 40 anni. Un miliardo di investimenti nello stabilimento di Pomigliano. Traguardo: la piena occupazione!
25 Febbraio 2020
ASSICURIAMO A GRUGLIASCO UN FUTURO OCCUPAZIONALE
3 Marzo 2020“In questi giorni si parla troppo in termini allarmistici dell’epidemia da nuovo coronavirus. È sicuramente preoccupante, non si conoscono ancora a pieno gli sviluppi, ma di sicuro si conoscono le ripercussioni da psicosi di massa. Quest’ultima rischia di creare dei danni all’economia superiori a quanto si poteva prevedere” sono le parole di Roberto Di Maulo, segretario generale del sindacato autonomo dei metalmeccanici Fismic Confsal.
Domanda. La percezione di un blocco dell’economia trova conferma nelle prime previsioni dei centri di ricerca specializzati. Il coronavirus potrebbe peggiorare la situazione economica del Paese, già in fase di stallo?
Risposta. I maggiori economisti avevano stimato inizialmente un effetto negativo sull’andamento economico mondiale con un rallentamento dello 0.2%. Già oggi, a una settimana di distanza nel momento in cui discutiamo, le stime negative evidenziano uno 0.4%. Alcuni si spingono anche a ipotizzare un rallentamento della crescita perfino del 2%, considerata l’alta strategicità dei tre territori maggiormente coinvolti, la regione di Wuhan, il Nord est di Italia e la Corea del Sud.
Quali sono le sue considerazioni?
La prima considerazione che mi sento di fare è che l’Occidente ricco sembra abbia bisogno di creare delle paure collettive che si scatenano sempre in modo poco razionale, come è ovvio che sia la paura. Questo limita in maniera importante la base e il fondamento delle democrazie liberali ovverosia la mobilità, sia del pensiero che delle persone. Presupposto principe affinché l’interscambio possa accrescere la civiltà. Succede con il terrorismo di marca fondamentalista mussulmana che scatena a sua volta l’odio contro il diverso e ulteriori stragi a sfondo razzista. Succede con il clima la cui attenzione dovrebbe essere massima senza arrivare alle esasperazioni più simili ai film catastrofisti che a una reale e attenta analisi delle fasi cicliche dei cambiamenti climatici a cui il mondo ha sempre bene o male resistito.
Cosa è successo nel nostro Paese?
Abbiamo assistito a paradossi come la chiusura della linea ultraveloce dei treni per un mal di stomaco avuto da un capo stazione o a intere regioni che hanno proclamato la chiusura di ogni scuola di ordine e grado per un singolo caso di contagio peraltro esogeno a quel territorio. Per non parlare dell’assalto ai supermercati, ai generi di prima necessità, alla scomparsa dell’Amuchina e delle mascherine. Si è chiusa la Scala di Milano, cinema e teatri (spesso) a centinaia di chilometri di distanza dalle aree che per fortuna sono state subito individuate come centrali fonti di contagio in Lombardia e in Veneto. Qui occorre soprattutto riflettere sui riflessi negativi che sta avendo l’epidemia su occupazione e creazione di ricchezza. Per fortuna non tutte le attività economiche stanno avendo quei blocchi che abbiamo menzionato. Ad esempio, a Pomigliano nella giornata del 25 febbraio scorso il responsabile Fca per l’area Emea Pietro Gorlier ha annunciato l’avvio della nuova Panda hybrid e investimenti per il nuovo C-Suv Tonale dell’Alfa Romeo. Un importo complessivo di 1 miliardo di euro, gran parte destinati al miglioramento dell’impatto ecologico dei prodotti utilizzati, all’attenzione ergonomica delle postazioni di lavoro, all’innovazione tecnologica e al risparmio energetico.
Non è un caso che questo sia avvenuto a Pomigliano
Assolutamente no. Una fabbrica simbolo, nel 2010, dell’avvio di una ripresa e di uno sviluppo con cui gli uomini e le donne di buona volontà hanno saputo reagire alla perdurante crisi che dal 2008 sembrava aver bloccato l’economia mondiale e con essa soprattutto quella italiana. Decidemmo insieme all’azienda, guidata allora da quello straordinario capitano d’industria che è stato il dott. Marchionne, che era il caso di reagire e dare prospettiva di lavoro a migliaia di operai tecnici e quadri operanti nel Mezzogiorno. Allora si trasferì la Panda dalla Polonia all’Italia pur nella consapevolezza che i costi di produzione sarebbero stati più alti. Oggi alla Panda, che diventa ibrida, si affiancherà l’anno prossimo il ritorno del glorioso marchio Alfa nello stabilimento di Pomigliano con la produzione di un Suv che sono sicuro avrà un grande impatto sul mercato.
Una notizia finalmente positiva per i lavoratori
Circa 6mila lavoratori diretti e almeno tre volte tanto i lavoratori dell’indotto che hanno così vinto la battaglia dell’ottimismo contro la paura, del lavoro contro il reddito di cittadinanza, dell’attività produttiva contro la rassegnazione. Questa è l’Italia che ci piace mentre ci lascia perplessi quella in coda ai supermercati e sopraffatta da una paura incontrollata di contagio.
Ci sono altri casi positivi?
Pomigliano non è l’unico simbolo positivo, in questi giorni centinaia di migliaia di mamma e papà hanno continuato a operare nonostante innumerevoli difficoltà per la chiusura delle scuole. Infermieri, medici e personale parasanitario, con turni massacranti, hanno operato spesso senza le necessarie attrezzature per contenere il contagio e dare assistenza. Insieme alle forze dell’ordine loro rendono il nostro Paese bellissimo, mentre invece cercano di renderlo bruttissimo gli smanettoni da tastiera che diffondono fake news, inventano teorie complottiste dallo scarso senso logico e politici sciacalli che cercano di lucrare un voto o un miglioramento nei sondaggi sulla pelle di chi opera concretamente e soprattutto sulle famiglie che stanno soffrendo spesso contando dei decessi alle quali esprimiamo cordoglio.
Cosa sta facendo ora il governo?
Mentre la confusione ha regnato sovrana il ministro del Lavoro Catalfo porta avanti un provvedimento anti democratico e anti costituzionale di restringimento delle libertà sindacali tentando insieme a Inps, Inl, Confindustria e Cgil, Cisl e Uil di imporre una legge che estromette di fatto tutto il sindacalismo autonomo dal futuro delle relazioni sindacali. Sotto il titolo apparentemente meritorio di ‘salario minimo’, si sta riproponendo un disegno di legge che contiene due articoli che niente hanno a che vedere con la definizione del salario minimo. Apprendiamo da fonti parlamentari e da notizie stampa che ci sarebbe un accordo, non sappiamo bene tra chi e chi in quanto noi siamo stati estromessi dalla discussione, che fisserebbe il tetto del salario minimo a 7,50-8€ l’ora, in cambio di questo, Cgil, Cisl e Uil che da sempre si erano dichiarate contrarie a un intervento di legge sulla rappresentanza e sulla rappresentatività, hanno ottenuto a loro assenso l’estensione erga omnes dei contratti cosiddetti comparativamente maggiormente rappresentativi e l’avvio di una legge sulla rappresentanza già definita sul modello contenuto nella convenzione Inps, Inl, Confindustria, Cgil, Cisl e Uil.
Quali sarebbero le ripercussioni?
Si rischia di cancellare l’esperienza del sindacalismo autonomo, principale protagonista di innovazioni contrattuali importanti. Un pericolosissimo ritorno al passato che sostituisce l’ideologia della lotta di classe con quella non meno insidiosa della connivenza tra soggetti che dovrebbero essere diversi. Gli unici a pagare saranno i lavoratori che avranno meno protezione e saranno costretti a subire la dittatura egemonica di soggetti tra loro complementari, spesso legati dagli stessi interessi che stipulano contratti non più come parti ben distinte e separate, ma come un soggetto unico. Non a caso il contratto dei metalmeccanici del 2016, dal quale sono state escluse al momento della firma la Fismic Confsal e la Ugl Metalmeccanici, ha dato un aumento della paga base di soli 16€ in quattro anni. Riletto alla luce degli odierni accadimenti, diventa molto più chiaro perché Landini abbia accettato – allora segretario della Fiom – un accordo con così scarsi risultati salariali. Quell’accordo era la premessa di quello che oggi sta dando l’egemonia contrattuale e di rappresentanza al pensiero unico di Cgil, Cisl e Uil. Un disegno assolutamente anti democratico.
Cosa farete come sindacato autonomo?
Ci batteremo in ogni luogo. Ci faremo promotori di un fronte sindacale alternativo che già oggi inizia a manifestarsi. Nelle prossime settimane la Fismic Confsal è già impegnata a rendere giustizia a tutti quei lavoratori metalmeccanici che hanno richiesto prestazioni di assistenza sanitaria integrativa previste dal contratto e definite nel fondo mètaSalute che non trovano corrispondenza tra quanto scritto nel contratto e quanto gli viene erogato. Abbiamo numerosissime segnalazioni di innumerevoli disservizi di mètaSalute attraverso i gestori Rbm e Previmedical. Stanno di fatto utilizzando tutti i cavilli burocratici spesso inventati pur di non erogare le prestazioni. Abbiamo richiesto un incontro urgente agli organi dirigenti di mètaSalute e a questa nostra non è stato mai dato corso. Noi non demordiamo. Nei prossimi giorni inizieremo una campagna di informazione di massa a cui seguirà una class action e una raccolta firme per fare chiarezza su come vengono gestiti i fondi che mètaSalute raccoglie e sui servizi che non eroga. La stessa dirigenza di mètaSalute nel corso di numerosi interventi pubblici ha dichiarato più di un milione di aderenti in Italia. Mal contati 150 milioni di euro all’anno (12,50€ quota mensile) per avere un’assistenza sanitaria che possa definirsi tale. Dato che questo non sta avvenendo e dato che siamo stati esclusi in modo anti democratico dalla partecipazione alle elezioni degli organi di controllo di mètaSalute ci ergiamo a difensori degli interessi dei lavoratori e saremo inflessibili nel chiedere il rispetto che il servizio sia erogato correttamente. Se necessario, stiamo verificando con i legali affinché i bilanci di mètaSalute e le assegnazioni della gestione siano trasparenti e corretti. La Fismic Confsal, nel CdA del fonto Cometa, conosce bene le regole ferree con cui Covip controlla l’andamento dei bilanci di quello che è il più grande fondo di previdenza integrativa. Ci chiediamo perché mai non ci sia un analogo istituto di vigilanza anche per i fondi di assistenza sanitaria integrativa. Centinaia di milioni di euro che i cittadini pagano per avere un’assistenza sanitaria integrativa a quella pubblica, non hanno un eguale ente pubblico di vigilanza. Stiamo chiedendo alle forze politiche che si promuova sul modello della Covip anche un disegno di legge che preveda un controllo pubblico sulle ingenti risorse che oggi vengono amministrate in modo privatistico, senza alcuna regola.


007_ItaOggi 03032020
